maura

Dove comincia l’accoglienza. Con Maura, la cura che precede l’arrivo dell’Ospite

Ci sono gesti di accoglienza che avvengono molto prima che un Ospite varchi la soglia della propria camera. Maura, Governante dell’Hotel Tritone, ci racconta quella forma di cura fatta di precisione, memoria e attenzione: un lavoro silenzioso che prepara ogni spazio perché, all’arrivo, tutto sembri semplicemente al proprio posto.

Maura, qual è il tuo ruolo al Tritone e qual è il percorso che ti ha portata fin qui?

Come Governante sono responsabile della pulizia e dell’ordine delle camere e degli spazi comuni. Ogni giorno organizzo le priorità in base agli arrivi e alle partenze, coordino le cameriere ai piani, pianifico i turni e seguo la formazione delle nuove collaboratrici.
Una parte importante del mio lavoro è il controllo qualità: entro nelle camere e osservo ogni particolare, dal letto al bagno, dal minibar alla profumazione.
Arrivare fino a qui è una soddisfazione enorme per me. È stato un percorso lungo, a volte anche difficile, ma sempre guidato dalla costanza, dalla precisione e soprattutto dalla curiosità: ho cercato continuamente nuove tecniche e nuovi modi per migliorare, attraverso corsi, aggiornamenti e prove pratiche.

Qual è la prima cosa che osservi entrando in una camera?

Il letto. Deve essere quasi geometrico: senza pieghe, ordinato e preparato alla perfezione.
È uno dei primi elementi che lo sguardo incontra entrando e, per me, racconta immediatamente il livello di attenzione dedicato alla camera.

Una camera può essere perfettamente pulita e non essere ancora davvero accogliente. Che cosa le manca?

Può mancare quel dettaglio in più che fa percepire all’Ospite di essere atteso: un biglietto di benvenuto, un piccolo omaggio, un’attenzione.

Quanto conta conoscere le abitudini di un Ospite che torna al Tritone? Una camera può, in qualche modo, “ricordarsi” di chi la abita?

Conta moltissimo.
Credo che un Ospite non debba chiedere due volte la stessa cosa. Quando torna deve poter percepire che qualcuno si è ricordato di lui, delle sue preferenze, delle sue abitudini.
È quel pensiero – “si ricordano di me” – a farli sentire davvero unici.
Per me, è proprio questa la differenza tra ospitare e accogliere.

La precisione si può insegnare attraverso procedure e standard. Ma si può insegnare anche l’attenzione?

È forse la parte più difficile da trasmettere.
Le procedure si imparano, mentre “l’occhio” deve essere allenato negli anni. Bisogna imparare a entrare in una stanza e accorgersi quasi immediatamente se qualcosa non è come dovrebbe essere.
Un manuale può insegnare molte cose, ma credo che quella sensibilità nasca soprattutto dalla passione per il proprio lavoro.

Come si porta il calore dell’accoglienza in uno spazio di lusso senza mai risultare invasivi?

In uno spazio di lusso non può mancare nulla.
Per me significa esserci senza essere visibili: anticipare i bisogni prima che emergano, evitare che l’Ospite debba formulare richieste e, quando possibile, offrirgli qualcosa che vada oltre le sue aspettative.

maura

Qual è il dettaglio che racconta meglio quello che definiremmo “lusso silenzioso”?

Non credo sia un unico oggetto.
È il profumo di pulito quando si entra nella camera. È la morbidezza degli asciugamani e delle lenzuola. È il silenzio che permette di rilassarsi.
Sono sensazioni che forse un Ospite non descriverebbe immediatamente, ma che contribuiscono a trasformare una camera nella sua seconda casa.

Dietro una camera perfettamente preparata ci sono molte persone. Come si costruisce questa sintonia all’interno del reparto?

Lavoriamo in squadra e per me è importante creare occasioni nelle quali confrontarci.
Cerco di riunire periodicamente il team, di ripassare insieme i protocolli, ma soprattutto di lasciare spazio alle persone per parlare e condividere ciò che hanno imparato. Da ognuna può arrivare un suggerimento utile.
Credo molto anche nella motivazione. A volte un complimento sincero è la cosa più semplice, ma anche una delle più potenti.

Qual è il ricordo più bello lasciato da un Ospite che ha percepito questa cura?

Ricordo una lettera ricevuta da una coppia che, durante tutto il soggiorno, non avevo mai incontrato personalmente.
Eppure, attraverso quella lettera, mi fecero capire di aver percepito il mio lavoro.
È stato forse il riconoscimento più bello, proprio perché non c’era stato bisogno di vedersi o di parlarsi.
In quel momento ho capito che il lusso silenzioso aveva funzionato.